LA RIFORMA AGRARIA

12288_lom60_12288_1[1]La riforma (1950) proponeva, tramite l’esproprio coatto, la distribuzione delle terre ai braccianti agricoli, rendendoli così piccoli imprenditori e non più sottomessi al grande latifondista. Sotto alcuni aspetti questo provvedimento ebbe benefici risultati, sotto altri ridusse in maniera notevole la dimensione delle aziende agricole. Questo elemento negativo venne però attenuato e in alcuni casi eliminato da forme di cooperazione. Sorsero infatti le cooperative agricole che, programmando le produzioni e centralizzando la vendita dei prodotti, diedero all’agricoltura quel carattere imprenditoriale che era venuto meno con la divisione delle terre.Si ebbe una migliore resa delle colture che da estensive diventarono intensive e quindi un migliore sfruttamento delle superfici utilizzate. Il lavoro agricolo, che era stato fino ad allora poco remunerativo anche se molto pesante, cominciò a dare i suoi frutti,  gratificando coloro i quali vi si dedicavano

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